atelier di ricerca

ziguinchor, casamance, senegal
dal 10-26 agosto 2013

Corpo nel paesaggio

perdersi significa che tra noi e lo spazio
non c’è solo un rapporto di dominio,
di controllo da parte del soggetto,
ma anche la possibilità che sia lo spazio
a dominare noi.
sono momenti della vita in cui impariamo
ad apprendere dallo spazio che ci circonda…
cambiare luoghi, confrontarsi con mondi diversi,
essere costretti a ricreare in continuazione
i punti di riferimento, è rigenerante
a livello psichico,
ma oggi nessuno consiglia un’esperienza simile.
nelle culture primitive invece
se uno non si perde non diventa grande.
e questo percorso viene agito nel deserto,
nella foresta.
i luoghi sono una specie di macchina
attraverso la quale si acquisiscono altri stati di coscienza
f. la cecla

il seminario si sviluppa in un percorso tra la città e i villaggi dei dintorni

in ogni cultura esiste (o resiste) una valenza rituale dell’attraversamento dello spazio
esperienza di vita in comune e creazione di un gruppo mobile, che si sposta da un luogo all’altro
lo spostamento e l’attraversamento dei luoghi sono oggetto di riflessione e lavoro
non un gruppo radicato in uno spazio (per esempio una sala di lavoro, un cortile, ecc.) ma un gruppo che attraverso il suo spostarsi svela nuovi paesaggi
si uniranno al seminario anche alcuni abitanti locali (differente lingua, abitudini, ecc…)
il fine non è tendere verso una meta, ma inserirsi nel paesaggio
le attività non sono incanalate come in un viaggio organizzato in cui non si perde mai la strada, si viene “portati” da un luogo all’altro, l’orientamento è standardizzato e fatto di sicurezze a cui potersi appigliare
qui il gruppo si perde, fa propria l’esperienza di spaesamento che è costitutiva dell’esistenza

una proposta di lavoro in un contesto differente
da quello abituale, in un ambiente non familiare
di cui non conosciamo i segni-segnali, in una terra
di altri suoni e colori, di cui non possediamo
i riferimenti spazio temporali abituali
riflettiamo sulle nostre sensazioni del tempo e dello spazio

in africa incontriamo spazi non omologati
il tempo scorre diversamente e lo spazio presenta
segni differenti e luoghi da decifrare
quali meccanismi mentali e corporei mettiamo in atto per orientarci in spazi non addomesticati,
organizzati diversamente rispetto a quelli occidentali, in spazi in cui non esistono mappe, nomi di strade, insegne di negozi?
come chiedere un’informazione, come calcolare
una distanza e misurare il tempo?
vagare con lo sguardo in uno spazio libero
da costruzioni-costrizioni umane, spazio “altro”
gli occhi guardano altri paesaggi e incontrano
l’orizzonte il limite lo spostamento

il lavoro si situa all’interno dei ritmi e delle occupazioni del luogo, in relazione alle persone che in esso vivono
in africa le persone camminano molto
inventeremo un modo di spostarsi e di fermarsi
legato al contesto del luogo e agli incontri occasionali
le persone diventano spettatori partecipanti e accompagnano i nostri spostamenti
previste camminate in differenti ore del giorno
e della notte e soggiorno in villaggi, ospiti degli abitanti
ci uniremo a feste e cerimonie tradizionali nella misura in cui le incontreremo

il ritmo delle attività è legato allo “stato”
del gruppo e dell’ambiente: la condizione fisica,
le necessità di base come dormire mangiare lavarsi,
il cammino del sole, luce buio,
le condizioni meteorologiche, le attese…

una conferenza-performance è prevista alla fine dello stage, come momento di incontro-racconto dell’esperienza

il lavoro si rivolge a quanti siano interessati ad una riflessione sul funzionamento corporeo e sul rapporto corpo-paesaggio
è accessibile a tutti, indipendentemente dall’età e dall’allenamento fisico ma richiede motivazione e concentrazione

il corpo cambia a seconda delle percezioni fisiche e dell’ambiente in cui si trova
danzare il luogo, essere all’ascolto, conoscere le strategie del movimento, dello spostamento
tutte le fasi del lavoro implicano la doppia e simultanea osservazione, interna ed esterna
lavoro in continua evoluzione, la trasformazione e l’evoluzione sono la sua stessa base
pratica sperimentale inseparabile dalla relazione con gli altri/altro
il lavoro si concentra sul corpo nel suo aspetto dinamico, sulla struttura del movimento
più che sulla sua forma o estetica
sono previsti quotidianamente ateliers guidati in cui sviluppiamo la conoscenza del corpo fisico, sensibile, percettivo, relazionale, immaginativo improvvisazioni e sessioni di danza senegalese

la memorizzazione, la scrittura e lo scambio sono parte integrante dell’esplorazione
le possibilità di apertura e di espressività del corpo sono sorprendenti
la scommessa è quella di allargare il campo di queste possibilità

per il soggiorno in senegal non è obbligatoria
alcuna vaccinazione
informazioni più dettagliate su clima, alimentazione, abbigliamento, ecc.
saranno fornite a coloro che intendono partecipare

è possibile posticipare la data di ritorno qualora si desiderasse prolungare la permanenza

per esigenze organizzative è necessario iscriversi entro e non oltre il 30 giugno 2013